Blocco pensione a chi non paga le cartelle esattoriali.

Brutte notizie per i pensionati che hanno maturato debiti con l’Agenzia Entrate Riscossione per cartelle di pagamento non saldate. Se è vero che la legge stabilisce degli scaglioni al pignoramento delle pensioni, scaglioni che comunque non possono superare un quinto dell’importo mensile (anche se accreditato sul conto corrente), questa normativa può essere facilmente aggirata e l’Esattore può prendersi tutta la pensione. Possibile? Sì: la novità è contenuta nella legge di bilancio 2018 commi dal 986 al 989 ed a confermarlo è lo stesso Inps in un messaggio appena diramato e che riportiamo per intero a termine di questo articolo (messaggio n. 1085/2018 del 12/03/2018). Ad essere colpiti però non saranno tutti gli anziani, ma solo coloro che percepiscono importi oltre una certa cifra. Ecco dunque come funziona il nuovo blocco della pensione a chi non paga le cartelle esattoriali.

In base all’attuale legge (art. 48 bis del DPR 602/73 – disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito), ogni volta in cui la pubblica amministrazione deve effettuare, in favore di un contribuente ed a qualsiasi titolo, un pagamento di almeno 5mila euro (tale limite, prima pari a 10mila euro, è stato ridotto alla metà dalla legge di bilancio 2018) deve sospendere l’accredito e interrogare l’Agente della Riscossione per verificare se il beneficiario è debitore di somme per l’omesso versamento di una o più notifiche di cartelle di pagamento. L’Esattore ha 5 giorni di tempo per rispondere. Se sono pendenti debiti, l’Agente per la riscossione ha 60 giorni di tempo per attivare la procedura di riscossione, notificando al debitore l’ordine di versamento delle somme dovute.

In buona sostanza, dal 1° gennaio 2018, devono essere bloccati i pagamenti dell’Inps di pensioni, di indennità di fine servizio o di fine rapporto il cui importo netto superi i 5.000 euro per consentire all’Agenzia Entrate Riscossione di effettuare, su tali somme, prima del loro materiale accredito, il dovuto pignoramento e riscuotere i crediti avanzati dalla pubblica amministrazione e non soluti.

Attenzione però: l’Inps non può erogare l’assegno pensionistico finché non verifica la presenza di debiti, ma una volta accertato ciò, deve essere accantonata solo una parte della pensione pari a un quinto, detratto il minimo vitale (che è pari a una volta e mezzo l’assegno sociale); difatti questo è il limite di pignoramento consentito su pensioni ed altre somme ad esse assimilate. Quindi, l’Esattore potrà rivalersi con il pignoramento solo entro tale misura, che del resto è il limite generale previsto per il pignoramento delle pensioni. Ma non è detto che venga rispettata la legge; è già capitato, in passato, svariate volte che gli uffici abbiano commesso gravi errori in fase di accantonamento e riscossione e che, conseguentemente, l’Istituto Previdenziale abbia accreditato all’Agente della riscossione le somme dovute al pensionato ben oltre i limiti di pignorabilità. Il contribuente dovrà allora fare molta attenzione a che gli vengano sottratte, dopo il blocco del pagamento, solo le somme pignorabili. In caso contrario, potrà fare opposizione all’esecuzione. Ma dovrà attivarsi con un avvocato e depositare urgentemente un ricorso in tribunale (prima cioè che le somme siano accreditate); l’eventuale ricorso in autotutela non sospende i termini per il ricorso al giudice.

Insomma: stop pensioni e buonuscite a chi ha cartelle di pagamento insolute. Nei confronti dei soggetti con debiti erariali superiori a 5 mila euro, infatti, l’Inps è tenuto a sospendere per 60 giorni il pagamento di pensioni, indennità fine servizio e indennità fine rapporto dello stesso importo e a segnalare il nominativo all’agente di riscossione.

Il messaggio dell’Inps quindi aggiorna la procedura alle novità contenute nella legge di bilancio che, come detto, ha esteso la verifica e il controllo sui debiti erariali a tutti coloro che hanno debiti superiori a 5mila euro (e non più 10 mila) dando più tempo (60 giorni e non solo 30) all’Agente della riscossione per attivare la procedura di pignoramento. Due enormi vantaggi che, attive già dal 1° marzo 2018, suonano come una grossa mannaia per numerosi pensionati che avanzano crediti dall’Inps. Difatti, nel caso risulti l’inadempimento la prestazione è accantonata e il relativo pagamento sospeso per un massimo di 60 giorni. Lo stesso è previsto anche in caso di pensioni d’importo pari o superiore a 5.000 euro.

Infine, l’Inps ricorda che sono escluse dalla verifica le prestazioni assistenziali, le rendite Inail e le prestazioni erogate per conto di altri soggetti.

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